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21/09/2023

Sclerosi multipla progressiva: la riabilitazione cognitiva funziona

Un ampio studio internazionale condotto in Europa e in America dimostra che i protocolli di riabilitazione cognitiva danno risultati positivi. Non sembra invece che esista un effetto addizionale della riabilitazione motoria sui parametri cognitivi

 

La ricerca è un diritto delle persone con sclerosi multipla. Perché sempre, anche quando i risultati non sono del tutto positivi, dà importanti indicazioni per migliorare la qualità di vita di chi convive con questa patologia.

 

È il caso dello studio appena pubblicato su Lancet Neurology, una delle più prestigiose riviste di neurologia, condotto da un gruppo internazionale di studiosi, fra cui diversi italiani. La ricerca si è incentrata sulle forme progressive di sclerosi multipla per capire se la riabilitazione cognitiva associata alla riabilitazione motoria sia più efficace nel migliorare alcuni parametri cognitivi rispetto alla sola riabilitazione cognitiva.

 

«Alcuni studi presenti in letteratura mostravano segnali incoraggianti nei confronti del possibile effetto combinato del trattamento motorio e cognitivo, ma erano stati condotti su piccoli campioni. Per questo, su input dei ricercatori del dipartimento di Psichiatria dell’Università di Toronto, si è costituito un network a cui partecipano centri di due continenti diversi, dando vita al più ampio studio mai condotto sulla riabilitazione nelle forme progressive», spiega Giampaolo Brichetto, direttore del Servizio di Riabilitazione AISM Liguria, presidente RIMS - network europeo dei centri di riabilitazione per la sclerosi multipla - nonché uno degli autori dello studio.

 

Nonostante l’ipotesi di partenza non sia stata confermata – cioè non è stato visto alcun miglioramento nel gruppo di persone a cui sono state somministrati i due tipi di riabilitazione, motoria e cognitiva - i risultati sono stati considerati di grande valore e per questo Lancet Neurology li ha pubblicati.

 

Lo studio ha risposto positivamente alla seconda domanda che si poneva: la sola riabilitazione cognitiva è efficace nelle persone con sclerosi multipla progressiva? Una domanda a cui finora non era stata data una risposta robusta, in termini di risultati e numerosità delle persone coinvolte negli studi. Anche in questo caso, quindi, l’aver costituito un network – a cui partecipano Canada, USA, Gran Bretagna, Italia, Belgio, Danimarca - è risultata una decisione vincente. Lo studio ha infatti coinvolto oltre 300 persone con sclerosi multipla progressiva, di cui circa il 40% reclutate dai centri italiani.

 

«I risultati raggiunti dimostrano in maniera robusta che la riabilitazione cognitiva è efficace anche nelle persone con sclerosi multipla progressiva, in cui i disturbi cognitivi possono essere frequenti, condizionando la qualità di vita», sottolinea Brichetto. «Si tratta di persone che nonostante la eventuale disabilità possono essere in età lavorativa e vogliono preservare per quanto possibile il loro impiego o comunque avere una buona qualità di vita. Ora sappiamo che abbiamo strumenti validi, in particolare informatici, per poter agire sul fronte cognitivo».

 

Sul perché non si sia visto un effetto congiunto della riabilitazione motoria e cognitiva ci sono alcune ipotesi. «È possibile che il risultato negativo dipenda in parte dal disegno dello studio e in parte dalla tecnologia che abbiamo usato», spiega Brichetto. Lo studio prevedeva di raggiungere una intensità di “allenamento aerobico” che probabilmente non era sufficiente a indurre degli effetti sulla plasticità neuronale in persone che presentano livelli di disabilità elevati. «È probabile che con tecnologie assistive diverse si possa indurre un effetto neuroplastico che evidenzi dei risultati sinergici con la riabilitazione cognitiva.  Auspico che il network di ricercatori che si è formato con questo progetto possa continuare a lavorare su nuovi trial che testino l’effetto sinergico della riabilitazione motoria cognitiva, un aspetto comunque promettente e potenzialmente utile per promuovere una buona qualità di vita alle persone con SM progressiva», conclude Brichetto.

 

«Questo studio conferma l’importanza di acquisire sempre più conoscenze nel campo della riabilitazione per la sclerosi multipla, affinché si possano ottenere protocolli riabilitativi efficaci e specializzati, come scritto anche nella Agenda della SM 2025. Sono più di 50 anni che AISM sensibilizza sull’importanza della riabilitazione per le persone con sclerosi multipla. Se al tempo era considerata solo uno strumento di rieducazione motoria, oggi le conoscenze scientifiche hanno dimostrato che ha effetti sulla plasticità neuronale e quindi è una vera e propria terapia. In questo percorso ha avuto un ruolo chiave la ricerca in riabilitazione promossa dalla nostra Fondazione, coordinata negli ultimi anni da Giampaolo Brichetto», dice il Prof. Mario Alberto Battaglia, Presidente della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM).

 

Referenza

Titolo: A Multi-Arm, Randomized, Blinded, Sham-Controlled Trial of Cognitive Rehabilitation and Aerobic Exercise (The CogEx trial) for cognitive impairment in people with Progressive Multiple Sclerosis.

Rivista: Lancet Neurology

Autori: Anthony Feinstein, Maria Pia Amato, Giampaolo Brichetto, Jeremy Chataway, Nancy D. Chiaravalloti, Gary Cutter, Ulrik Dalgas, John DeLuca, Rachel Farrell, Peter Feys, Massimo Filippi, Jennifer Freeman, Matilde Inglese, Cecilia Meza, Robert W. Motl, Maria Assunta Rocca, Brian M. Sandroff, Amber Salter. On behalf of the CogEx Research Team.

 

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