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Sclerosi multipla e interferone beta 1a - Rebif

iter terapie

 

Azienda: Merk Serono

 

Principio attivo: Interferone beta 1a

 

Nome commerciale: Rebif

 

Modalità di somministrazione: sottocute

 

Posologia: tre volte alla settimana. Esistono due dosaggi di Rebif: - Rebif 22 contiene 22 microgrammi (6 MUI) di interferone beta-1a - Rebif 44 contiene 44 microgrammi (12 MUI) di interferone beta-1°. Inoltre segnaliamo che oltre alle classiche siringhe preriempite, le due formulazioni sono disponibili anche in cartucce.

 

Indicazioni: trattamento della sclerosi multipla con recidive. Negli studi clinici, ciò veniva caratterizzato da due o più esacerbazioni nei due anni precedenti. Non è stata dimostrata l’efficacia nei pazienti con sclerosi multipla secondaria progressiva in assenza di esacerbazioni.

 

Effetti collaterali comuni: sindrome simil-influenzale, reazioni sito iniezione

 

Modalità di conservazione: conservare in frigorifero (temperatura compresa tra 2° e 8° C). Può essere conservato fuori dal frigorifero a temperatura non superiore ai 25° C per una sola volta per un periodo della durata massima di 14 giorni. Successivamente riporlo nel frigorifero.

 

Aggiornamento

Ottobre 2019: il comitato per i prodotti medicinali per uso umano  (Committee for Medicinal Products for Human Use = CHMP*) dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) ha espresso parere positivo sull’aggiornamento dello stampato degli interferoni beta, il quale prevede che possa  essere somministrato alle donne con sclerosi multipla recidivante durante la gravidanza, se clinicamente necessario, e durante l’allattamento.

Questa variazione deriva dai dati dei registri a dall’esperienza post-marketing, che non indicherebbe alcun aumento del rischio di anomalie congenite dopo esposizione all'interferone beta pre-concepimento o durante il primo trimestre di gravidanza. Tuttavia, la durata dell'esposizione durante il primo trimestre è incerta, poiché i dati sono stati raccolti quando l'uso di interferone beta era controindicato durante la gravidanza e il trattamento probabilmente è stato interrotto quando la gravidanza è stata individuata e/o confermata. L'esperienza sull'esposizione durante il secondo e il terzo trimestre è molto limitata. I dati raccolti sui modelli sperimentali di SM indicano un rischio potenzialmente aumentato di aborto spontaneo. Il rischio di aborti spontanei in donne in gravidanza esposte all'interferone beta non può essere adeguatamente valutato sulla base dei dati attualmente disponibili, ma i dati non suggeriscono finora un aumento del rischio.
Fonte: EMA

 

Consigliamo sempre di prendere ogni decisione relativa ai trattamenti e alla gravidanza con il proprio medico curante. 

 

Ultimo aggiornamento ottobre 2019