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Sclerosi multipla: un modello sperimentale dimostra il ruolo della risposta immunitaria 

Uno studio coordinato della Sapienza - Università di Roma e finanziato da AISM con la sua Fondazione, ha dimostrato per la prima volta come una risposta immunitaria anomala peggiori il decorso della malattia nelle persone con sclerosi multipla. I risultati pubblicati sulla rivista Cell Death & Disease

18/11/2021
Cervello risonanza magnetica

 

La sclerosi multipla (SM) è una malattia autoimmune neurodegenerativa del sistema nervoso centrale che colpisce circa 2,8 milioni di persone nel mondo, di cui quasi 130.000 solo in Italia.

 

Nella sclerosi multipla - ma non solo - alcune cellule del sistema immunitario, i linfociti T, si attivano in maniera anomala e danneggiano, così, i tessuti del sistema nervoso centrale.

 

Normalmente il sistema immunitario, in particolare i linfociti T, si attivano quando riconoscono antigeni prodotti dal tessuto neurone, ovvero molecole potenzialmente pericolose per l'organismo. Ma non tutti gli antigeni evidenziano un pericolo: in alcuni casi, ad esempio, si svelano nel corso del processo apoptotico dei linfociti T, cioè quando queste cellule vanno incontro a una morte programmata (apoptosi) al termine delle loro funzioni. Questi antigeni sono detti per questo 'criptici'.

 

Come dimostrato in uno studio guidato dalla Sapienza - Università di Roma e finanziato da AISM con la sua Fondazione, la risposta immune verso gli antigeni criptici derivati dall’apoptosi viene correlata alla severità della sclerosi multipla. Infatti, nelle persone con sclerosi multipla le cellule T apoptotiche aumentano e, parallelamente, aumentano le cellule T che riconoscono antigeni criptici liberati durante il processo di morte. 

 

Nel nuovo lavoro pubblicato sulla rivista Cell Death & Disease, il team di ricerca coordinato da Vincenzo Barnaba e Silvia Piconese del Dipartimento di Scienze cliniche internistiche, anestesiologiche e cardiovascolari della Sapienza, ha osservato il ruolo della risposta immune anche su un modello murino sperimentale di malattia, mostrando come la somministrazione degli antigeni criptici peggiori il decorso della malattia, a riprova del ruolo sfavorevole che questa risposta riveste nel danno autoimmune.

 

La ricerca ha visto la collaborazione di diversi enti e università sia italiani che stranieri, come l’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, l’Institute of Immunology La Jolla di San Diego (USA), l’Università Federico II di Napoli e l’Istituto per l'endocrinologia e l'oncologia del CNR di Napoli, l’IRCSS Santa Lucia e l’Istituto Pasteur Italia-Fondazione Cenci Bolognetti di Roma.

 

Lo studio ha evidenziato come, in presenza della patologia, le cellule T specifiche per gli antigeni criptici si accumulano nel sistema nervoso centrale e si attivano. Queste cellule esistono anche in modelli sperimentali sani, ma non si attivano in risposta a una immunizzazione convenzionale, probabilmente perché vengono controllate da meccanismi di immunosoppressione. Si attivano, invece, e migrano nel sistema nervoso centrale, quando viene indotta la malattia, probabilmente perché questa sovverte tutti i meccanismi protettivi.

 

«In questo studio abbiamo esplorato lo sviluppo e la funzione della risposta immunitaria agli antigeni criptici associati all'apoptosi in un modello murino consolidato di malattia, l'encefalomielite autoimmune sperimentale – spiega Vincenzo Barnaba di Sapienza, coordinatore del lavoro – e abbiamo confermato su questo modello i principali risultati da noi osservati in precedenza sia nei pazienti con sclerosi multipla, sia in pazienti con diverse forme di infiammazione cronica, come in pazienti con AIDS, con epatite cronica da virus B o C, o artrite reumatoide. In altre parole, le risposte immunitarie contro gli antigeni criptici derivati da cellule apoptotiche rappresentano un meccanismo generale di esacerbazione delle malattie infiammatorie croniche».

 

«È interessante notare che abbiamo scoperto che le cellule T (CD8+) specifiche per gli antigeni criptici erano presenti anche negli organi linfoidi di modelli unprimed, ovvero non indotti alla malattia – conclude Silvia Piconese, co-coordinatrice dello studio - Tuttavia queste cellule non riuscivano a rispondere all'immunizzazione peptidica in vivo, suggerendo in questo caso un controllo fisiologico della risposta». 

 

Queste osservazioni dimostrano che la risposta autoimmune nella sclerosi multipla è molto complessa e che anche fenomeni fisiologici come l’apoptosi possono diventare patologici, in contesti di infiammazione cronica. 

 

Rerefenza

Titolo: CD8+T cells specific for cryptic apoptosis-associated epitopes exacerbate experimental autoimmune encephalomyelitis 
Autori: Neda Feizi, Chiara Focaccetti, Ilenia Pacella, Gloria Tucci, Alessandra Rossi, Massimo Costanza, Rosetta Pedotti, John Sidney, Alessandro Sette, Claudia La Rocca, Claudio Procaccini, Giuseppe Matarese, Vincenzo Barnaba, Silvia Piconese
Rivista:  Cell Death & Disease 2021.
DOIhttps://doi.org/10.1038/s41419-021-04310-6 

 

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