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«Noi atleti paralimpici, il Presidente Mattarella, l’Italia che vince insieme».

Ieri, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente del Consiglio Mario Draghi hanno ricevuto i 109 atleti che hanno vinto una medaglia a Tokio. Tra loro anche Sara Morganti, campionessa di paradressage, che è tornata da Tokio con due medaglie di bronzo: ci racconta le sue emozioni, i suoi pensieri e il senso di inclusione forte che ha sperimentato: « C’era l’Italia, non c’erano atleti olimpici e atleti paralimpici, c’erano gli atleti italiani. Tutti insieme. E anche io, come ideale portabandiera di tutte le persone con SM che ogni giorno vincono la loro medaglia vivendo oltre la sclerosi multipla».

24/09/2021

 

«Voi atleti quest’estate avete emozionato gli italiani. Il Paese in ripresa si è sentito rappresentato e coinvolto da voi», ci ha detto il Presidente Mattarella. È stato come un pizzicotto dolce sulla guancia, che mi ha risvegliato e fatto rendere conto che tra quegli atleti ci sono anche io, Sara Morganti. Non è un’altra Sara quella che vince medaglie, sono proprio io, questa persona. Sentirsi dire che siamo l’orgoglio dell’Italia è una sensazione indescrivibile, meravigliosa.».

 

Ci sentiamo al telefono, stamattina, mentre sta tornando a casa in auto, disponibile e sorridente, come sempre. Sara Morganti ha la forza e l’eleganza, ma anche la sincerità che le intuiamo quando la vediamo in sella alla sua cavalla Royal Delight, con cui ha vinto due medaglie a Toko: «l’avevo sognata così tanto, una medaglia olimpica, che quasi non mi rendo conto che sia diventata realtà – aggiunge -. A Londra ero arrivata quarta, a Rio proprio il giorno della gara avevano dichiarato Royal non idonea a partecipare. Ora è romantico che proprio noi due, che vinciamo medaglie da dieci anni, abbiamo chiuso il cerchio della medaglia che ancora ci mancava. Ho fatto una fatica enorme, combatto da mesi con un dolore neuropatico che non mi dà tregua, come succede a tante persone con sclerosi multipla progressiva come me. Ma il sogno era troppo grande per rinunciarci, e sono contenta di averlo trasformato in realtà. Vale per tutte le persone con SM e per tutti: ogni giorno abbiamo una medaglia da vincere, mettendoci tutto noi stessi. E possiamo riuscirci».

 

L'incontro 2018 tra il Presidente Mattarella e AISM:
qui il saluto con Angela Martino, Past Presidente Nazionale AISM 

 

Dall’io al noi il passo è più breve di quanto a volte sembri. Infatti, quella di ieri non è stata una festa individuale, ma collettiva, popolare, condivisa. Una festa inclusiva, come aggiunge subito Sara: «ieri mi ha colpito soprattutto vedere che c’eravamo tutti insieme, i 40 vincitori delle Olimpiadi e i 69 vincitori delle Paralimpiadi. Alla premiazione e alla sfilata eravamo tutti insieme e tutti insieme siamo poi andati dal Presidente del Consiglio Mario Draghi. C’era l’Italia, non c’erano atleti olimpici e atleti paralimpici, c’erano gli atleti italiani. Tutti insieme. Questo rappresenta un cambiamento culturale incredibile, per il quale c’è stato dietro tanto lavoro. Ora iniziamo ad accorgerci di quanto sia stato fatto negli anni passati. Mi sento fortunata nell’essere una degli atleti che raccoglie i frutti di tante battaglie ben combattute da chi ci ha preceduto. È bello e importante vedere, in presa diretta, che siamo tutti uguali, che siamo tutti atleti italiani, che stiamo facendo gli stessi sacrifici, che ci stiamo mettendo lo stesso impegno e raccogliendo gli stessi risultati. Per noi del movimento paralimpico è ugualmente difficile andare alle Paralimpiadi rispetto agli altri atleti, anzi anche di più, vista la fatica e il bagaglio di difficoltà che ci portiamo sempre dietro per seguire la nostra passione».

Vale per lo sport o per la società intera, questo percorso di inclusione reale, palpabile, quasi festosa, figlia della passione?

«Ho avuto la diagnosi di SM nel 1995- ricorda Sara – e già nel 1999 utilizzavo la carrozzina: dalla mia ‘posizione’ ho visto un’evoluzione culturale anche nella società. Poi c’è ancora molto, molto, molto da fare. Non siamo arrivati, anche lì come dicevo dei miei traguardi, però stiamo facendo un percorso. ».

Per fare ancora la strada che manca, probabilmente, servono incontri, relazioni, simboli come quelli della cerimonia di ieri..

«Un esempio sciocco – dice Sara -: qualcuno ieri, alla cerimonia da Mattarella, mi ha aiutato spingendo la carrozzina, perché, diciamo, anche le mie braccia non sono il massimo. E questa persona a un certo punto mi dice: «caspita non avevo mai fatto caso a quanti piccoli dossi ci sono nel terreno». È bastato un piccolo incontro occasionale per risvegliare in questa persona una percezione diversa dello spazio e degli ostacoli al movimento. È difficile anche mettersi nei nostri panni, non è semplice. Ma vedo un’apertura sempre maggiore, un’attenzione sempre crescente nel cercare di superare ed eliminare tutte le barriere, architettoniche e anche mentali, che possono escludere qualcuno dalla vita di tutti gli altri. Per me sono stati fatti grandi passi in avanti».

Il Barometro della Sclerosi Multipla 2021 conferma, con la sua fotografia, la percezione di Sara: nella prima indagine AISM-CENSIS sui giovani con SM, nel 2005, il 35,1% diceva che le barriere architettoniche impedivano di svolgere le attività che avrebbero voluto mentre nel 2018 la stessa indagine ha evidenziato come questa percentuale sia scesa al 22,1%.

 

Però sicuramente, se abbiamo fatto passi e raggiunto traguardi, altri traguardi ci stanno ancora aspettando.

Per arrivarci, serve anche una crescita normativa che dia a tutti il diritto di vivere da protagonisti in una società inclusiva: l’Agenda della Sclerosi Multipla 2020 aveva indicato, tra le 100 priorità concrete da realizzare, anche la necessità di garantire “l’accesso agli ausili del nomenclatore tariffario in condizioni di tempestività e qualità del prodotto” (4.5)

 

«Per quel che vivo io – dice la nostra campionessa paralimpica - siamo ancora qui a ricorrere a un nomenclatore tariffario degli ausili che non risponde davvero alle necessità. Nel mio caso, ho diritto ad avere una sola carrozzina ogni sei anni: la devo custodire come un gioiello. C’è chi ha due auto e chi invece cambia automobile ogni tre anni. Io, con la carrozzina, no. Un esempio per dire che su tanti aspetti ancora deve essere fatto molto per garantire a tutti di vivere una società inclusiva. Ma spero che continueremo sulla strada giusta».

 

La strada giusta è quella che si percorre insieme, quella in cui ci si sente tutti parte della stessa squadra.

«È vero, noi atleti viviamo per gareggiare, per competere. Ma ci unisce la stessa passione per lo sport, qualsiasi sia la nostra disciplina. Ieri l’abbiamo toccato con mano ancora una volta. Confido che ogni persona abbia il proprio sogno, la propria gara e, soprattutto, che tutti possiamo sentirci appartenenti a un unico mondo in cui tutti abbiamo il diritto di sognare e la forza di provarci, sempre, ad arrivare all’obiettivo».

 

 

 

 

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