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Vaccini contro il Covid-19 e sclerosi multipla: messaggi importanti dalla ricerca

Stanno arrivando tantissime domande sulla ricerca sostenuta anche da AISM e la sua Fondazione che ha analizzato la produzione di anticorpi dal vaccino in relazione alle terapie per la SM. Abbiamo chiesto alla Professoressa Sormani, coordinatrice principale della ricerca, di rispondere ai quesiti più frequenti

30/09/2021
Maria Pia Sormani - Antonio Uccelli

Nella foto: la Prof.ssa Maria Pia Sormani, Università di Genova, e il Prof. Antonio Uccelli, Direttore Scientifico dell'IRCSS Ospedale San Martino di Genova

 

Pochi giorni fa abbiamo illustrato i risultati di uno studio italiano, sostenuto anche da AISM e la sua Fondazione, che ha analizzato la presenza di anticorpi in persone sclerosi multipla vaccinate contro il Covid-19, distinguendole in gruppi diversi a seconda delle terapie per la SM assunte.

 

Le persone con sclerosi multipla in trattamento eseguono terapie che agiscono con meccanismi diversi sul sistema immunitario, è perciò importante valutare l'impatto di tali trattamenti sulla produzione degli anticorpi in seguito alla vaccinazione anti SARS-CoV2.

 

Sono arrivate molte domande. La Professoressa Maria Pia Sormani dell’Università di Genova - che insieme all’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino ha coordinato il progetto -  ha risposto ai quesiti più frequenti.

 

«I risultati dello studio sono sicuramente positivi per le persone che lottano contro la sclerosi multipla – dice - perché quasi tutti sviluppano gli anticorpi a livelli comparabili alle persone sane e solo alcune terapie impattano sulla copertura anticorpale. Questi dati ci permettono di ottimizzare la modalità e le tempistiche dei protocolli, con l’obiettivo finale di aumentare l’efficienza dei vaccini».

 

Molte persone chiedono se ha senso fare la vaccinazione anche nei casi in cui la risposta anticorpale è diminuita (“Se non ho formato anticorpi prima non lo farò neanche con la terza dose”). Come risponde?
«Fare la terza dose di vaccino è fondamentale: in letteratura esistono casi di persone che solo dopo la terza dose hanno sviluppato anticorpi. Inoltre, la risposta immunitaria ad un’infezione non dipende solo dagli anticorpi prodotti, ma viene attivata anche una risposta da parte di un gruppo di cellule dell’immunità, i linfociti T, che vengono anch’essi stimolati dalla vaccinazione. Bisogna sottolineare che l’analisi degli anticorpi potrebbe non essere così precisa perché esiste una soglia minima di rilevabilità, sotto la quale non risultano anticorpi, ciò non vuol dire che il sistema immunitario non li abbia completamente prodotti».

 

Come hanno risposto le terapie al vaccino?

«Nel lavoro abbiamo analizzato i livelli di anticorpi prodotti dal vaccino anti-Covid in persone con sclerosi multipla sottoposti a diversi tipi di trattamenti. I risultati dimostrano che- dopo la seconda dose di vaccino anti-Covid - il 100% delle persone sviluppa anticorpi, ad eccezione di quelli trattati con fingolimod, rituximab o ocrelizumab: in quel caso le persone che mostrano benefici dal vaccino sviluppando gli anticorpi sono, rispettivamente, il 93%, il 64% e il 44%».

 

Tra le terapie che hanno dimostrato un impatto sulla produzione di anticorpi ci sono similitudini e differenze. Cosa possiamo dire a riguardo?

«Il 93% dei pazienti trattati con fingolimod sviluppa anticorpi, ma in minore quantità rispetto al livello medio dei vaccinati. Ulteriori studi potrebbero aiutare a comprendere se la quantità di anticorpi prodotti è comunque sufficiente per rispondere ad una eventuale infezione da Covid-19. Rituximab e Ocrelizumab hanno meccanismi di azione simili, ma il primo sembra incidere meno sulla produzione di anticorpi. La spiegazione deriva da un intervallo di tempo più lungo tra l’infusione di Rituximab e la vaccinazione, questo ha permesso alle cellule B di rigenerarsi e produrre gli anticorpi in risposta al vaccino. Le linee guida indicano che la vaccinazione dovrebbe essere fatta a distanza di 3 mesi dal trattamento, ma i risultati del nostro lavoro hanno dimostrato che è importante prolungare il tempo di qualche mese».

 

Le risposte della professoressa Sormani ci aiutano a fare chiarezza su alcuni punti che hanno suscitato dubbi e domande:

  • La grande maggioranza delle persone con SM sviluppa anticorpi a seguito della vaccinazione anti SARS CoV2.
  • Come ribadiscono anche le ultime Raccomandazioni sul Covid-19 e sclerosi multipla di AISM e SIN: “Tutte le persone con SM, in terapia o non in terapia con farmaci modificanti il decorso, dovrebbero vaccinarsi per ridurre il rischio di COVID-19”. E questo vale anche per la terza dose di vaccino.
  • La risposta immunitaria non è data solo dagli anticorpi, ma anche da risposte cellulati (principalmente cellule B e T) che potrebbero fornire una copertura sufficiente contro il virus. Studi in corso stanno analizzando proprio questa risposta e ciò contribuirà a definire meglio le strategie vaccinali anti COVID-19 per le persone con SM.
  • L’intervallo di tempo tra somministrazione della terapia e del vaccino potrebbe influenzare il livello di anticorpi: “Le linee guida indicano che la vaccinazione dovrebbe essere fatta a distanza di 3 mesi dal trattamento, ma i risultati del nostro lavoro hanno dimostrato che è importante prolungare il tempo di qualche mese”, dice la Prof.ssa Sormani.

 

Ricordiamo che il gruppo di studio composto da AISM e SIN ha appena rilasciato una nuova versione delle Raccomandazioni sul Covid-19 e sclerosi multipla per le persone con sclerosi multipla - con una nota che fornisce indicazioni preliminari sulla somministrazione della terza dose di vaccino anti SARS CoV2 - e continuerà ad aggiornare il documento con l’avanzare delle conoscenze in campo clinico e scientifico.

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