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Vaccino anti SARS-CoV-2 e sclerosi multipla: pubblicato il più grande studio al mondo, sostenuto anche da AISM e FISM

Coordinata dall’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino e dall’Università degli Studi di Genova - cofinanziata da AISM con la sua Fondazione - la ricerca dimostra che alcune cure riducono la capacità di fare anticorpi ma la maggior parte dei farmaci ne permette il normale sviluppo

22/09/2021
laboratorio

 

La ricerca scientifica sul rapporto tra sclerosi multipla, SARS-CoV-2 e i vaccini in uso per contrastare la circolazione del virus sta producendo risultati preziosissimi per comprendere più a fondo come gestire la patologia SM e proteggere le persone al meglio.

 

L'ultimo studio pubblicato in questo campo, il più grande al mondo ad oggi, pubblicato sulla rivista EBioMedicine edita da The Lancet, ha visto la collaborazione di 35 centri nazionali per la SM, coordinati dall’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino e dall’Università degli Studi di Genova, con il sostegno di AISM con la sua Fondazione (FISM).

 

I risultati dicono che dopo un mese dalla seconda dose di vaccino, la maggior parte delle persone vaccinate con Moderna o con Pfizer (gli unici vaccini indicati dal Ministero della Salute per le persone fragili, quindi anche per le persone con sclerosi multipla) ha una copertura anticorpale elevata contro COVID-19. Come spiega la prof.ssa Maria Pia Sormani del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di Genova, coordinatrice principale dello studio: «Il dosaggio degli anticorpi anti-COVID è avvenuto dopo 4 settimane dalla seconda dose del vaccino, quando cioè si dovrebbe avere la più alta produzione di anticorpi – precisa Sormani - I risultati dimostrano che fingolimod, rituximab e ocrelizumab, inibiscono la produzione di anticorpi in seguito alla vaccinazione contro il COVID-19. Nei pazienti trattati con tutti gli altri farmaci i livelli sono normali. Inoltre, i pazienti vaccinati con Moderna hanno livelli di anticorpi di oltre 3 volte maggiori rispetto a quelli ottenuti con il vaccino Pfizer».

 

Lo studio - che ha coinvolto 780 persone divise in 12 gruppi in base al tipo di terapia ricevuta - è fondamentale perché  ad eccezione di risultati preliminari arrivati da Israele, primo paese al mondo ad aver avviato la campagna vaccinale, non era noto l’effetto dei vaccini sulle persone con SM. E la ricerca andrà avanti per avere ancora più informazioni: «Lo studio prosegue con il completamento della raccolta dei campioni sui 2.000 pazienti arruolati e la valutazione del follow up clinico – aggiunge Sormani - Il nostro obiettivo infatti è prima di tutto verificare che le persone con SM non sviluppino il COVID in forma severa, in particolare quelli che hanno prodotto bassi livelli anticorpali».

 

Come ha spiegato chiaramente il Prof. Roberto Furlan in una recente intervista che puoi vedere anche qui sotto, la risposta immunitaria del nostro organismo non si limita agli anticorpi, ma comprende altre cellule.  Per questo, come precisa Antonio Uccelli, neuroimmunologo e Direttore Scientifico dell’RCCS Ospedale Policlinico San Martino: «Non sappiamo ancora se la riduzione di anticorpi contro il COVID si traduca in una minore efficacia del vaccino. A questo proposito è fondamentale monitorare clinicamente i pazienti e studiare la risposta al vaccino mediata da altri tipi di cellule immunitarie, per esempio i linfociti T, che potrebbe garantire comunque una protezione sufficiente».

 

 

 

L’Alleanza Covid-19 e SM

 

La Fondazione Italiana Sclerosi Multipla ha finanziato questo studio nell’ambito della Alleanza italiana di ricerca promossa con il “Registro Italiano Sclerosi Multipla”, la Società Italiana di Neurologia (SIN) con il Gruppo di Studio Sclerosi Multipla (il network di tutti i Centri Sclerosi Multipla italiani) e l’Associazione Italiana di Neuroimmunologia (AINI): insieme hanno sottoscritto un’Alleanza per promuovere un’agenda di ricerca sull’impatto dell’infezione da COVID-19 nelle persone con SM e, in particolare, la relazione tra COVID-19 e farmaci modificanti la malattia e vaccinazione. «Questa alleanza è fondamentale perché sta dando impulso a studi più approfonditi per chiarire questi ulteriori quesiti scientifici che ci daranno a breve il quadro completo utile a prendere tempestive decisioni cliniche», spiega la Dott.ssa Paola Zaratin, Direttore Scientifico della FISM.

 

Lo studio è stato un grande successo della rete italiana dei centri SM, che in modo compatto e rapido si è unita per raccogliere dati importanti da rendere pubblici velocemente per l’intera comunità mondiale. “Tutti hanno fatto uno sforzo che va al di là dei propri “doveri istituzionali”, dal personale infermieristico che si è prestato a fare prelievi extra, al personale amministrativo che ha accelerato le pratiche per avere le approvazioni necessarie allo studio, alla FISM che ha rapidamente finanziato lo studio, aiutando capillarmente i centri coinvolti, a tutti i neurologi che spesso hanno fatto personalmente i prelievi e inserito i dati durante i week end, fino ai pazienti che volontariamente sono tornati, un mese dopo la vaccinazione, per sottoporsi al prelievo”  precisa Irene Schiavetti, ricercatrice dell’Università di Genova e co-responsabile del coordinamento dello studio e della raccolta dati. 

 

«Questo prestigioso studio condotto dal San Martino e dall’Università di Genova con la rete italiana dei Centri SM si colloca in questo piano di ricerca utile a capire come le terapie influenzino l'infezione da SARS-CoV-2 in persone con sclerosi multipla e come SARS-CoV-2 stesso influenzerà la sclerosi multipla. Un’emergenza che vede il mondo della ricerca fare i suoi importanti passi per debellare questo virus e per questo noi della FISM, grazie al contributo di tutti i cittadini, diamo tutto il nostro sostegno finanziando in maniera prioritaria questo filone di studi su cui l’alleanza ha già individuato le priorità strategiche di ricerca», dichiara Mario Alberto Battaglia, Presidente FISM.

 


 

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