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Sclerosi multipla: cosa sappiamo sul “potenziale vaccino” mRNA di cui si parla in questi giorni

La rivista Science ha pubblicato i risultati dello studio di un gruppo di ricercatori dell'Università di Magonza che sta facendo molto parlare di sé. 

15/01/2021
Laboratorio ricerca

 

Si è diffusa rapidamente, stimolando richieste e interrogativi, la notizia di “un nuovo potenziale vaccino sviluppato per la sclerosi multipla”.

 

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Magonza, in Germania, ha riportato risultati positivi nella riduzione dell’infiammazione e dell’attività di malattia in un modello sperimentale di SM, l’encefalite sperimentale autoimmune (EAE), dopo aver somministrato un trattamento basato sull’RNA messaggero (mRNA) simile a quello impiegato nel vaccino anti Covid-19.

 

Il lavoro, pubblicato sulla rivista Science, vede il supporto dalla società tedesca BioNTech, la stessa che ha prodotto il vaccino anti Covid-19 insieme all’azienda farmaceutica Pfizer.

 

I ricercatori hanno somministrato ai modelli animali con EAE un RNA messaggero con l’obiettivo di inibire la riposta immunitaria che danneggia la mielina, senza compromettere la normale risposta immunitaria dell’animale. 

 

Il trattamento è stato somministrato quando l’encefalite autoimmune  era in corso e, nei casi trattati, i ricercatori hanno osservato una riduzione della progressione di malattia e il ripristino di alcune capacità motorie. In particolare le analisi  hanno mostrato una riduzione delle cellule T infiammatorie e lo sviluppo di cellule T regolatorie, che possono diminuire gli attacchi immuni alla mielina tipici della SM.

 

 

Così commenta lo studio il Prof. Marco Salvetti dell’Università Sapienza, Ospedale S. Andrea, Roma: «L’articolo pubblicato sulla rivista Science descrive i primi passi di una nuova sperimentazione su modelli animali, che cerca di applicare la stessa tecnologia utilizzata per lo sviluppo dei primi vaccini anti Covid-19 nella terapia della sclerosi multipla. Se la tecnologia è la stessa, l’applicazione è inversa. Mentre per il Covid-19 il vaccino serve ad aumentare la riposta immunitaria contro il microbo, nel caso di questa sperimentazione il vaccino serve a diminuire la risposta immunitaria. Perché dobbiamo diminuire la risposta immunitaria nella SM? Perché è proprio quella che determina il danno e l’infiammazione a livello del sistema nervoso. Il fatto che sia una nuova tecnologia da un lato potrebbe indicare che il risultato non sia troppo vicino, dall’altro fa ben sperare perché è proprio la tecnologia che in questi mesi ha subito un enorme progresso ed ha consentito di arrivare a una vaccinazione efficace contro il Covid-19 in tempi brevi come mai si era visto prima».

 

«La scienza non procede a compartimenti isolati e gli sviluppi della ricerca di base e delle metodologie possono portare a sviluppi in molti campi e per tante malattie che presentano aspetti comuni, come abbiamo più volte affermato negli incontri promossi da AISM e dalla sua Fondazione, FISM, lo scorso anno  anche in occasione della Settimana Nazionale SM a giugno e del Congresso Scientifico FISM lo scorso novembre. Dagli studi sull’animale all’uomo il percorso può essere complesso e passare attraverso altri studi di base e altre sperimentazione sull’animale, prima di condurre, nelle varie fasi, le sperimentazioni cliniche sulle persone. Guardiamo con interesse allo sviluppo delle ricerche in questo campo perché quello che vogliamo è una ricaduta concreta della ricerca sulla vita delle persone» afferma il Presidente FISM Prof. Mario Alberto Battaglia.

 

Referenza

Titolo: A noninflammatory mRNA vaccine for treatment of experimental autoimmune encephalomyelitis

Autori: Krienke C, Kolb L, Diken E, Streuber M, Kirchhoff S, Bukur T, Akilli-Öztürk Ö, Kranz LM, Berger H, Petschenka J, Diken M, Kreiter S, Yogev N, Waisman A, Karikó K, Türeci Ö, Sahin U.

Rivista: Science. 2021 Jan 8;371(6525):145-153.

Doi: 10.1126/science.aay3638.

 

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