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Uno studio su dimetilfumarato e coronavirus: il commento del professor Marco Salvetti

Uno studio danese effettuato in laboratorio su colture cellulari, pubblicato di recente, evidenzia come il dimetilfumarato, farmaco usato per trattare la sclerosi multipla, sia in grado di inibire la replicazione del coronavirus. Con il professor Marco Salvetti (Sapienza Università di Roma) abbiamo approfondito i messaggi che ne vengono.

26/10/2020
laboratorio

 

A inizio ottobre, la rivista Nature Communications, una delle più quotate in ambito scientifico, ha pubblicato uno studio curato dai ricercatori dell’Università danese di Aarhus secondo cui il dimetilfumarato, un farmaco già approvato per la sclerosi multipla, ha dimostrato in uno studio effettuato in laboratorio di potere inibire la replicazione virale e la reazione infiammatoria causata da SARS-CoV-2. Il Professor Christian Kanstrup Holm, del Dipartimento di Biomedicina dell’Università di Aarhus, coautore dello studio, ha dichiarato: «in base ai riscontri ottenuti, il dimetilfumarato potrebbe essere testato con un programma di sperimentazione clinica su pazienti Covid-19. Testare un farmaco già approvato permetterebbe di risparmiare molto tempo».

 

Rispetto a questa possibilità abbiamo interpellato il professor Marco Salvetti (Direttore UOC Neurologia, Azienda Ospedaliera-Universitaria Sant’Andrea- Sapienza Università di Roma): Salvetti è uno dei principali esperti della ricerca internazionale sul “riposizionamento” dei farmaci – ossia del riutilizzo dei trattamenti per altre patologie rispetto a quelle per cui sono stati approvati originariamente -ed è anche co-responsabile dello studio «Disease modifying therapies and Covid-19 severity in Multiple Sclerosis» realizzato in Italia da AISM con la sua Fondazione e da SIN (Società Italiana di Neurologia), con coinvolgimento della rete di tutti i Centri clinici SM e il fondamentale contributo dell’Università di Genova e della professoressa Maria Pia Sormani, per la raccolta e analisi di dati con cui, come spiega lo stesso Salvetti «si intende capire se le terapie modificanti l’andamento di malattia nella SM modificano o meno il rischio per Covid-19».

 

«In teoria – spiega ora Salvetti – sarebbe possibile avviare una sperimentazione clinica su dimetil fumarato e SARS-CoV-2: la rapidità del passaggio alla fase clinica è uno dei vantaggi del riposizionamento di farmaci già approvati che hanno, per questo, un profilo di sicurezza ampiamente noto e certificato. In questo caso specifico, tuttavia, sappiamo che il dimetilfumarato, utilizzato nella cura della sclerosi multipla, può avere effetti di tipo immunosoppressivo che potrebbero portare qualche problema rispetto ai virus, ad esempio in base alla fase di Covid-19 nella quale il farmaco viene somministrato; per questo ritengo che sarebbe opportuno effettuare prima una sperimentazione sui modelli sperimentali di coronavirus, che del resto abbiamo».

 

 

In secondo luogo Salvetti aggiunge una riflessione che potrebbe essere utile: «tra i casi studiati dal progetto di raccolta dati internazionale collegato al Registro Italiano Sclerosi Multipla, MuSC-19, ci sono anche persone trattate con dimetilfumarato per la SM che hanno avuto il Covid-19 e sono guarite. Questi dati un po’ rassicurano sul rischio legato all’immunosoppressione, perché non abbiamo visto disastri nelle persone trattate con questo composto. Tuttavia non abbiamo nemmeno osservato, sinora, effetti protettivi particolarmente forti per chi utilizza dimetil-fumarato. In ogni caso un conto è osservare il possibile impatto di dimetil-fumarato sul coronavirus in persone che lo assumono da anni come trattamento per la sclerosi multipla e un altro conto sarebbe studiarlo in persone che hanno appena contratto il SARS-CoV-2 senza avere altre patologie pregresse».

 

Venendo allora al campo specifico della sclerosi multipla, sappiamo che, oltre allo studio italiano, sono in corso diversi studi internazionali sull’eventuale impatto delle terapie per la SM nel rischio di contrarre il coronavirus o di svilupparlo in forma più grave. Che messaggio complessivo viene dagli studi in corso per le persone con SM?

«Al recente Congresso ECTRIMS-ACTRIMS – spiega Salvetti - sono stati presentati studi con impostazione non uguale ma simile allo studio italiano e i risultati sono sostanzialmente coerenti. Emerge l’evidenza che alcuni tipi di trattamento espongono le persone con SM a qualche rischio maggiore per Covid-19 e altri meno, ma nessun dato sinora ottenuto dalle ricerche induce ad apportare modifiche sostanziali alla pratica clinica. Chi sta seguendo una terapia può e deve continuare a seguirla, chi deve iniziare una terapia può e deve iniziarla. Non c’è nessun motivo per sospendere o cambiare la terapia, e nessun motivo per ritardare l’inizio della terapia in chi ha appena ricevuto la diagnosi di SM».

 

Referenza

Titolo: SARS-CoV2-mediated suppression of NRF2-signaling reveals potent antiviral and anti-inflammatory activity of 4-octyl-itaconate and dimethyl fumarate

Autori: David Olagnier  Ensieh Farahani  , Jacob Thyrsted; Julia Blay-Cadanet  Angela Herengt; Manja Idorn; Alon Hait; Bruno Hernaez; Alice Knudsen; Marie Beck Iversen; Mirjam Schilling; Sofie E Jørgensen; Sofie E Jørgensen; Michelle Thomsen; Line S Reinert; Michael Lappe; Huy-Dung Hoang; Victoria H Gilchrist; Anne Louise Hansen; Rasmus Ottosen; Camilla G Nielsen; Charlotte Møller; Demi van der Horst; Suraj Peri; Siddharth Balachandran; Jinrong Huang; Esben B Svenningsen; Thomas B Poulsen; Lydia Bartsch; Anne L Thielke; Yonglun Luo; Tommy Alain; Jan Rehwinkel; Antonio Alcamí; John Hiscott; Trine H Mogensen; Søren R Paludan; Christian K Holm

Rivista: Nat Commun. 2020 Oct 2;11(1):4938.

DOI10.1038/s41467-020-18764-3

 

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