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Covid-19: il Governo proroga lo stato di emergenza fino al 15 ottobre 2020

Approvato dal Consiglio dei Ministri un decreto-legge che posticipa la fine dello stato di emergenza e le misure di contenimento della pandemia di Covid-19. Le misure sul lavoro agile

31/07/2020
Numero Verde

 

È stato approvato dal Consiglio dei Ministri un decreto-legge che proroga fino al 15 ottobre 2020 le disposizioni dei precedenti decreti legge (nn. 19 e 33 del 2020) che includono le misure di contenimento dell’epidemia di Covid-19. La fine dello stato di emergenza - inizialmente fissata al 31 luglio 2020 - viene dunque posticipata.

 

Il decreto ha, altresì, prorogato specifiche misure, tra le quali quelle per il reclutamento dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, per la permanenza in servizio del personale sanitario, per l’assunzione degli specializzandi, per l’abilitazione all'esercizio della professione di medico-chirurgo e per il conferimento di incarichi di lavoro autonomo a personale sanitario; per il potenziamento delle reti di assistenza territoriale, etc.,

 

L'importante proroga è intervenuta in materia di lavoro agile. Ciò significa che fino al 15 ottobre 2020, i lavoratori dipendenti disabili nelle condizioni di cui all'art. 3, comma 3°, l. n. 104/92 o che abbiano nel proprio nucleo familiare una persona con disabilità nelle condizioni dello stesso articolo di legge, e ancora i lavoratori immunodepressi e i familiari conviventi di persone immunodepresse, hanno diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile, a condizione che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione.

 

Ai lavoratori del settore privato affetti da gravi e comprovate patologie con ridotta capacità lavorativa è riconosciuta la priorità nell'accoglimento delle istanze di svolgimento delle prestazioni lavorative in modalità agile.

 

Invece è stata confermata la cessazione al 31 luglio degli altri termini connessi o correlati alla cessazione dello stato di emergenza, previsti da disposizioni diverse da quelle specificamente richiamate nel decreto. 

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