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Cristina Quaglio, Presidente AISM Rovigo: «Io voglio lavorare»

Da Presidente di Sezione, ha risposto al telefono, aggiornato le carte e la mappa dei contatti, cercato mascherine e guanti per riaprire in fase 2. Da persona con SM ha voluto continuare a lavorare come logopedista in RSA. E non vede l’ora, come tutti noi, di tornare a vedere un film o uno spettacolo teatrale.

14/05/2020

«La Sezione – racconta ora Cristina Quaglio - è stata chiusa fisicamente un mese e mezzo, anche perché abbiamo la sede in un ufficio della Cittadella Socio-sanitaria di Rovigo. Ma il telefono non è mai stato spento: chi chiamava trovava sempre risposta. Ora in teoria la Sezione potrebbe riaprire, ma nella stanza che ci fa da sede non potremmo garantire le distanze di sicurezza, dovremo trovare una soluzione. Intanto stiamo cercando i dispositivi da fornire ai volontari per rispondere alla richiesta di trasporti per la riabilitazione. I guanti, per esempio, non si trovano. Ho chiamato la Protezione civile e anche loro mi hanno rimandato a un fornitore all’ingrosso, che mi ha detto che arriveranno la settimana prossima. Anche per i trasporti ai servizi in questo momento non siamo in grado di garantire il pieno rispetto di tutte le norme di sicurezza: per dare continuità al servizio di fisioterapia le persone saranno seguite al domicilio».

 

L’emergenza che non è mai finita, né in fase 1 né ora che si entra in fase 2, è quella di riuscire a vivere oltre la SM. Cristina, ha trovato la sua risposta: continuare a fare tutto quello che le era possibile, continuare a lavorare.

 

«Io – racconta – ho la SM in forma progressiva: la diagnosi risale a 27 anni fa. Ora non seguo nessuna terapia farmacologica, per la mia situazione non ce ne sono. Dunque, non ho una situazione di immunodepressione. Mi ha fatto molto bene lo yoga e la fisioterapia. Certo, ho un punteggio di 7 sulla scala EDSS, ma come dice il mio fisioterapista, sono una “disabile abile”. Prendo la mia carrozzina, la metto in macchina e posso andare dove voglio. Lavoro come logopedista da più di 27 anni in una casa per anziani. Una volta si chiamava casa di riposo, ora è una struttura protetta. Mi piace lavorare lì proprio perché non ci sono persone che vengono in ambulatorio, una o poche volte e poi mai più: hai un contatto costante con la vita delle persone. E poiché vivo da sola, l’ambiente di lavoro è una parte importante del mio mondo, ci sono più relazioni lì che dentro casa.

 

Così, dopo lo spaesamento iniziale, ho chiamato il Numero Verde AISM e anche la neurologa del Centro SM di Rovigo per chiedere se potevo continuare ad andare al lavoro. Nella struttura la situazione sembrava sotto controllo, non c’erano casi problematici, la mortalità non era aumentata, le persone residenti erano blindate dal 4 marzo. Così ho detto alla neurologa che restare a casa avrebbe avuto sul mio sistema immunitario effetti peggiori del pericolo del Coronavirus. La neurologa è stata d’accordo:«tieni le antenne diritte, controlla la situazione, usa tutti i dispositivi di protezione individuale e vai».

 

Il fatto che non potessero entrare i parenti, tra l’altro, ha aumentato il vuoto di tempo e di relazioni. Dopo avere mangiato, dormito, sistemato l’igiene personale, di cosa vive una persona? Di relazioni. Così le attività di stimolazione cognitiva che propongo, cose come cruciverba, lettura del giornale, con tutte le precauzioni e le protezioni, hanno avuto ancora più valore. Al momento c’è molta più vita nell’ambiente lavorativo che non a casa, dove sono sola, non ricevo nessuno e non esco per andare a teatro, in Sezione o dove prima potevo andare. Non vedo l’ora, come tanti, che ci sia restituita un po’ di quella vita».

 

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Questa storia fa parte di una serie di storie, un “giro” d’Italia di racconti  per ‘condividere’ cosa significhi vivere l’emergenza sclerosi multipla nel tempo dell’emergenza Coronavirus. 

Per trasformare poi le nostre storie individuali in una storia nuova per tutti, #insiemepiù forti  vuol dire anche “DONA ORA”. Diciamolo, a tutte le persone con cui siamo in contatto: donare ora ad AISM trasforma la debolezza in forza, l’emergenza in un nuovo inizio.